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La Corte europea, con deliberazione del 4 giugno (M.R. e L.R. contro Estonia, n. 13420/12, ha considerato inaccettabile il ricorso di una mamma estone e di sua figlia che affermavano che l’Estonia, per motivo delle deliberazioni dei suoi enti giurisdizionali di far ritornare in Italia (Paese di residenza prima del distacco) la figlia, avesse operato in modo non conforme all’articolo 8 della Convenzione che assicura l’osservanza della vita personale e di famiglia.

Secondo la Corte, chiarito che i magistrati nazionali nell’adozione della Convenzione dell’Aja sono obbligati a osservare la Convenzione europea, nel caso specifico non vi era stata nessuna infrazione in quanto i tribunali nazionali avevano esaminato i fattori concreti (senza proseguire automaticamente) e deciso che non esisteva alcun pericolo per il minorenne.

Una tutela, poi, – ha chiarito Strasburgo – è rappresentata dalla condizione che l’Italia ha approvato la Convenzione europea e che, dunque, terrà in considerazione il diritto della mamma ad avere relazioni familiari con la figlia. Contesa Bielorussia-Italia in un episodio di sottrazione: la Cassazione mette fine alla questione.

La Corte di Cassazione, con verdetto del 16 maggio (sesta sezione penale, n. 18711/12, Sentenza n.426) mette fine a un episodio difficile che ha suscitato anni fa molto clamore, che aveva causato una spaccatura nei rapporti tra Italia e Bielorussia e un arresto delle adozioni internazionali. Due consorti, affidatari provvisori di una minore bielorussa per vari anni, avevano scelto di non riconsegnare la bambina all’istituto per minorenni trascurati in cui risiedeva in Bielorussia avendo ottenuto dalla bambina dichiarazioni in merito a violenze e soprusi.

La custodia contro l’intento del responsabile aveva dato vita a un processo penale alla coppia che aveva anche occultato la minore, poi restituita. Il Tribunale di Genova aveva prosciolto i coniugi valutando l’esistenza di una condizione di esigenza putativa, ma la Corte di appello aveva capovolto il verdetto sanzionandoli ad otto mesi.

Questo poiché le tutele date dagli organi bielorussi a quelli italiani sull’assistenza da dare alla bambina al ritorno nello Stato erano state considerate affidabili dall’Italia. Sussistevano dunque soltanto dei dubbi individuali della coppia, non basate su fattori obiettivi. Da qui la sanzione, convalidata in Cassazione.

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QUALI SONO LE TUTELE PIU’ USATE DAL GENITORE RESPONSABILE DELLA SOTTRAZIONE? L’esposizione a circostanze intollerabili è la condizione richiesta di solito dal genitore contrario al rientro. Succede solitamente che il genitore che effettua il trasferimento o trattiene all’estero il figlio minorenne trasmetta, prima della sottrazione, una denuncia per minaccia o circostanze di violenze ai danni propri o del minorenne nei riguardi dell’altro genitore. Quasi sempre si tratta di accuse false che hanno come unico fine quello di ostacolare il rientro del minorenne.

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Il Regolamento CE, per reprimere siffatti reati, includendo quanto previsto nella Convenzione de L’Aja del 1980, ha cercato di circoscrivere l’attuazione di simile eccezione al rimpatrio, precisando esplicitamente che il giudice del rimpatrio «non può opporsi al rientro del minorenne» nel caso in cui sia accertato che, nello Stato in cui abitualmente risiede lo stesso, sono prescritte misure idonee per garantire la tutela del minorenne dopo il suo rimpatrio.

SI PREVEDE L’ASCOLTO DEL MINORENNE? La Convenzione dell’Aja stabilisce esplicitamente che il giudice competente possa non prescrivere il rientro del minorenne se questi, durante la procedura di rimpatrio, esprima la sua contrarietà al rimpatrio nella residenza abituale. Il Regolamento CE stabilisce l’obbligo di ascoltare il minorenne durante la procedura della istanza di rimpatrio, a meno che ciò si presenti inadeguato in merito all’età e al livello di maturità posseduti dal minore.

Il mancato ascolto o il rigetto dell’ascolto non giustificato in maniera opportuna dal giudice sulla base di valutazioni connesse alla facoltà di scelta posseduta dal minorenne, possono essere motivo di ricorso della volontà di accettazione o diniego della richiesta di rimpatrio.

COSA SUCCEDE QUANDO LA RICHIESTA DI RIMPATRIO VIENE TRASMESSA DOPO UN ANNO DALLA SOTTRAZIONE?

La Convenzione de L’Aja, stabilisce che nel caso in cui la richiesta di rimpatrio sia stata trasmessa dopo un anno dal trasferimento o mancato rimpatrio del minorenne, l’obbligo di prescrivere il rientro viene meno se si prova che il minorenne si è integrato nel nuovo contesto ambientale e, dunque, un nuovo ulteriore allontanamento potrebbe risultare inadeguato e compromettente

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